In questi giorni i media italiani son per lo più concentrati sulla vicenda di Eluana, a discutere quale sia la scelta giusta: tenerla in vita o lasciarla morire? Non so se esista una decisione "giusta" su questa questione.
Mancano troppi dati per risolvere il problema: soffre in questo stato? prova qualcosa, anche semplici sensazioni? se ha un minimo di autocoscienza cosa vorrebbe lei? è già morta in realtà? andrà incontro al nulla o ad un'altra vita migliore? Senza le risposte a questi punti dire "giusto" o "sbagliato" mi sembra alquanto arbitrario. Io non riesco a sbilanciarmi su una vicenda del genere. Fossi credente ne sarei più indifferente, perchè penserei che nonostante tutto, anche se venisse staccata la spina, beh l'attende una vita migliore. Invece da dubbioso e agnostico mi chiedo: e se poi ci fosse davvero il nulla? non è preferibile qualsiasi cosa allora? anche la sofferenza? non è meglio un stato di vita simile ad un vegetale piuttosto che nulla in assoluto? non lo so, e giuro non riesco ad immaginare il mio comportamento in una situazione simile.
Questo caso presenta molte analogie con quello americano di Terry Schiavo che è stato trattato anche in un articolo di Oriana Fallaci, vi riporto sotto alcune frasi che mi hanno colpito.
"Deduco che nella nostra società parlare di Diritti-Umani è davvero un'impostura, una farisaica commedia. Ne deduco che da noi essere malati in modo inguaribile è un difetto per cui si rischia la pena capitabile. Ne deduco che nel nostro tempo chi è malato in modo inguaribile viene considerato un cittadino inutile, un disturbo da cancellare, quindi un reprobo da punire"
"Non è vero che la vita sia intelligenza e basta. La vita è fatta anche di sentimenti, è fatta anche di sensazioni. E chi ha detto che un malato inguaribile, un "cittadino inutile" non sia degno di viverla attraverso i sentimenti e le sensazioni? La vita si misura sull'utilità o sull'essenza? [...] Se ho torto, se la signora Hack ha ragione, se la vita è intelligenza e basta, se in mancanza di intelligenza i sentimenti e le sensazioni non bastano a renderci degni di viverla, che ne facciamo di ciò che ha nome pietà? Che ne facciamo di ciò che ha nome speranza. [...] Negare la pietà e la speranza, significa educare alla Morte, al Culto della Morte"
"Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che Libera-dalle-Sofferenze. La Morte è morte e basta!"
"Nessuno può predire come si comporterà dinanzi alla morte. Inutile fare gli eroi ante-litteram.[...] L'istinto di sopravvivenza è incontenibile, incontrollabile. L'ho visto alla guerra. E se nel Testamento Biologico scrivi che in caso di grave infermità vuoi morire ma al momento di guardare la Morte in faccia cambi idea? Se a quel punto t'accorgi che la vita è bella anche quando è brutta, e piuttosto che rinunciarvi preferisci vivere col tubo infilato nell'ombelico ma non sei più in grado di dirlo? In tal caso quel documento scritto diventa la tua auto-condanna"
P.S.: A prescindere dalle posizioni diverse su quest'argomento, chiaramente tutte legittime, in mancanza di una nozione certa di ciò che sta succedendo ad Eluana, resto davvero sgomento dagli atteggiamenti della maggioranza dell'opinione pubblica. Per esempio, in un sondaggio online del Corriere, su 40000 votanti solo il 22% pensa che Eluana debba vivere. Su Facebook è nato un movimento dal nome "Liberiamo Eluana". Liberiamola dalla vita intendono. Io mi chiedo se queste persone prima di prendere posizione abbiano veramente pensato cosa significa vita e cosa morte. Il mio dubbio è che sul Corriere ci abbiano dedicato un decimo di secondo prima di scegliere se cliccare su SI o NO, per poi tornare alle solite faccende del quotidiano. Il mio dubbio è che il popolo più o meno giovane di facebook abbia aderito in massa a sostenere la condanna a morte di Eluana per una sorta di spirito ribelle anti-Chiesa Cattolica o anti-governo di cdx. Non credo abbiano mai pensato alla differenza tra essere e non essere. Alla irreversibilità fisica della cosa. Quelli che sostengono la necessità di lasciarla andare, come minimo dovrebbe farlo con estremo dolore, non con gioia o con slogan simili a quelli di una partita di calcio. O con clic non accompagnato da nessun pensiero. Il fatto è che alla massa importa poco di Eluana. Importa poco che venga fatta morire per fame e sete. Importa poco che i medici sostengano che sullo stato di coma non si sa ancora niente praticamente. Importa nulla anzi. Dovrebbero pesare anche questi elementi prima di esprimere il proprio giudizio. Mi stupisco ancora come gli atei e gli agnostici prendano posizione così facilmente a favore della sua morte. Se poi non c'è niente, come si fa ad essere così sicuri? Sembra che usino i termini VITA e MORTE come se fossero delle carte da gioco. In queste vicende la nostra civiltà mette in luce chiara la sua decadenza, il suo culto del Niente, dell'"attimo", della banalizzazione della morte. Ripenso all'indifferenza verso gli sgozzamenti degli americani in Iraq da parte delle furie islamiche, a certi film europei che sostengono a spada tratta l'eutanasia guardando solo alle sofferenze che questa consente di evitare ma non a ciò che li attende dopo, all'aborto eseguito spesso come anti-concezionale-a-posteriori, alle stragi dei terroristi che non fanno più notizia. Solo se le vittime sono causate da un errore di noi occidentali allora una parte della nostra opinione pubblica si sveglia. Ma non illudetevi, non lo fanno per amore verso i nostri nemici morti, ma solo per pura ideologia, solo per odio verso noi stessi e del proprio passato, solo per infliggerci in questo modo un ulteriore accoltellata.