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"Noi riteniamo che siano evidenti le seguenti verità: che tutti gli uomini sono creati uguali e dotati dal loro Creatore di alcuni inalienabili diritti quali la Vita, la Libertà e la Ricerca della Felicità. Che i governi sono istituiti dal popolo al fine di garantire tali diritti. Che, qualora non lo facessero, i cittadini sono tenuti a rovesciarli e a istituirne di nuovi che siano capaci di garantire la Sicurezza e la Felicità delle persone." HAI MSN? AGGIUNGIMI: atlanticpeople@hotmail.it

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venerdì, 23 gennaio 2009

Ecco per chi tifavano gli eurobei


Dal CORRIERE, di LORENZO CREMONESI:

Gaza. "Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili", gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. "Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?". E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu.

In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. "I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra", sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. "Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti", le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il 'nemico sionista'.

Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla muhamawa (la resistenza) è automaticamente un amil, un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. "Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio", sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. "I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro", ci dice un medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: "Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo".

Come si è giunti a queste cifre? "Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali", spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: "A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani". E’ sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all’Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della "guerra dei tunnel" israeliana. Lo stesso vale per il "Nasser" di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell’Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni "caritative islamiche" di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L’istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio.

Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. "Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani". Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. "Hamas vi aveva nascosto le celle d’emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja", dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E’ stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall’Olp, raccontano di "decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane" perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l’occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio.

(Tratto da "Corriere della Sera, 21 gennaio 2009)
postato da: Simmaco alle ore 09:09 | link | commenti (3)
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Commenti
#1    23 Gennaio 2009 - 10:07
 
Il problema sta all'origine della creazione di uno stato in un territorio già abitato da altri. Di chiacchiere se ne possono fare tante, ma la realtà è un'altra.
utente anonimo

#2    24 Gennaio 2009 - 18:20
 
Si è vero, i palestinesi pretendono uno stato in un territorio abitato dagli israeliani, hai proprio ragione. In effetti gli ebrei hanno iniziato ad arrivare in quella zona ancora a fine 1800 comprando regolarmente le terre dall'allora moribondo impero ottomano. Impero che subì una pesante sconfitta dopo la prima guerra mondiale, in cui gli arabi si schierarono a fianco dei futuri perdenti (Germania e Austria) mentre gli ebrei con i vincitori.Con la seconda guerra mondiale fu lo stesso, i "palestinesi" (nome coniato per proprio comodo nemmeno 30 anni fa) si schierarono con i nazisti, gli ebrei con gli alleati. Chi vinse si sa. Si sa anche che chi perde la guerra perde pure territori, regola semplice che c'è dalla notte dei tempi. E che abbiamo sperimentato bene anche noi, visto che l'Italia ha perso la 2 guerra mondiale e con questa l'Istria. Non mi risulta che a distanza di 60 anni noi italiani continuiamo a rompere le palle per l'Istria o andiamo a farci esplodere e nemmeno lanciamo dei razzi dal Veneto. In medio oriente no, nonostante tutti gli sforzi per venire incontro agli arabi (che personalmente non avrei mai fatto visto che erano alleati dei nazisti) loro continuano a dire : "bla bla bla la terra è mia, la voglio tutta per me". Benissimo, considerando allora che l'Impero Romano si estendeva sulle terre occupate oggi dall'Islam, dal Nord Africa alla Turchia (Costantinopoli, ricordate?) allora anche noi da domani dobbiamo reclamizzarle; cazzo, erano nostre!! Che ritornino all'Italia! Se questo discorso vale per i palestinesi, perchè non può valere per noi..? In fondo gli arabi le perdite di territorio se le son pure cercate, visto che son stati loro ad attaccare per 3 volte in 40 anni lo stato ebraico e ogni volta hanno perso (un po' imbranati in questo devo dire: 6 stati contro Israele e vince lui). Per non parlare della chiara volontà dei paesi arabi di non accettare i profughi e di non risolvere il conflitto. E' come se noi non avessimo accettato gli italiani profughi dall'Istria dopo il 45.
Quindi caro utente, hai pienamente ragione, inutile far tante chiacchiere. I palestinesi vogliono farsi uno stato in un territorio già abitato da altri (gli israeliani). Che la smettano di rompere i ******. Che si rimbocchino le mani, accettino i loro confini ed inizino a fare qualcosa di produttivo invece che crogiolarsi nel loro disgustoso e falso vittimismo.
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#3    25 Gennaio 2009 - 17:52
 
ovviamente nel precedente post: "reclamizzarle"="reclamarle"
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