"... this nation under God shall have a new birth of Freedom and governement of the people by the people for the people shall not perish from the Earth" (Lincoln)
Fine settimana di S.Valentino, 3 violenze sessuali su giovani e giovanissime. Non è forse il segno di una sofferenza sociale, le conseguenze di un multiculturalismo ideologico catto-com, il verificarsi delle profezie di Oriana Fallaci?
A coloro che pervicacemente rimangono nel loro pregiudizio (“E’ più difficile spezzare un atomo che un pregiudizio” diceva Einstein) vorrei chiedere due cose:
1) Qual è il modello di società che hanno in testa. L’Italia è un Paese di 300,000 km2, con una densità di popolazione di circa 200 abitanti per km2. Gli USA hanno una estensione 30 volte maggiore (9 milioni di km2) e una densità di popolazione media 6 volte minore (30 abitanti per km2). Di fatto, siamo già un Paese sovrappopolato. Dov’è che vogliamo arrivare? Al modello delle sardine in scatola? Oppure a quello delle megalopoli del terzo mondo, come San Paolo del Brasile, dove due terzi della popolazione vive nelle favelas e l’ordine pubblico è praticamente ingestibile? Oppure infine l’immigrazione serve solo a fabbricare voti per partiti moribondi?
2) Con quali risorse si pensa di fare fronte all’immigrazione? Stanti i numeri, dato che si parla di 800 nuovi sbarchi al giorno, fanno 300,000 persone all’anno, anche se tutti non rimangono in Italia, dare semplicemente una casa a un terzo di costoro (100,000 persone all’anno) è un investimento non da poco (e penso che la cifra sia in difetto, interpretiamola come ordine di grandezza). Quando ti arriva una famiglia del Nordafrica con 6 figli a carico, dovrai pure garantire una casa, e poi la gente mangia, deve scaldarsi, deve avere luce e acqua, i bimbi devono andare a scuola. Sembra che ci si dimentichi che non viviamo più in epoche in cui questi erano dei lussi. La morale del “fate figli e accogliete lo straniero”, che deriva dalla Bibbia (e prima o poi la Chiesa dovrà rendere conto della responsabilità morale di tutto questo), aveva un senso per il popolo di Israele del X secolo a.C.: un popolo di 10,000 persone o poco più, in un territorio pieno di risorse, a cui bastava una tenda, un po’ di pecore e un’orcio d’acqua (il cammello era un lusso), ed era minacciato da nazioni potenti vicine (Egitto e Siria). L’unica difesa per non scomparire era fare figli, e aggregare le tribù vicine, per garantire una “massa critica” conto i giganti che li minacciavano ai confini.
Applicare acriticamente questa morale al mondo d’oggi, sovrappopolato e a corto di risorse, è semplicemente folle: con quali risorse paghiamo la politica dell’accoglienza? Con risorse che vengono drenate dalla scuola, dalla ricerca, dalle infrastrutture, dalla previdenza pubblica. Lo Stato non è un serbatoio di volume infinito (come ahimè però ipotizzano gli economisti), e le risorse dello Stato sono le tasse che pagano i cittadini. Esiste un limite alla capacità di uno Stato di assorbire senza traumi un flusso migratorio e di garantire l’ordine pubblico. Oltre quel limite c’è solo il collasso.